Conferenza di chiusura del progetto SIEMBIOT

Risultati e prossimi passi per la ciberresilienza

Conferenza di chiusura del progetto SIEMBIOT
I risultati restano. La missione continua.

Il 27 agosto, presso il Diplomatic Club di Bucarest, la conferenza di chiusura del progetto europeo SIEMBIOT ha riunito più di 200 rappresentanti di autorità pubbliche, aziende, industria della cybersicurezza, organizzazioni di settori essenziali, ricerca e mondo accademico. L’evento ha segnato il completamento del periodo di attuazione del progetto e ha messo in evidenza sia i risultati raggiunti sia le sfide attuali che plasmano la ciberresilienza.

Sviluppato nell’ambito del programma Europa Digitale dalla Direzione Nazionale rumena per la Cybersicurezza (DNSC), insieme a Expertware, capofila del consorzio, SIEMBIOT risponde a un’esigenza concreta: collegare le informazioni e le capacità necessarie per identificare, analizzare e gestire i rischi informatici.

I risultati restano. La missione continua.

Con un investimento complessivo di oltre 3,3 milioni di euro, il progetto ha trasformato competenze tecniche ed esperienza operativa in capacità concrete di prevenzione, rilevamento, analisi e risposta alle minacce informatiche.

La piattaforma integra monitoraggio e rilevamento, intelligence sulle minacce informatiche, gestione delle vulnerabilità, valutazione della maturità in cybersicurezza e capacità di test e analisi. I dati provenienti da componenti diversi possono essere aggregati e correlati per individuare schemi e anomalie difficili da rilevare quando gli eventi vengono analizzati separatamente.

SIEMBIOT in azione

Durante la conferenza, i partecipanti hanno potuto vedere SIEMBIOT in azione grazie a una dimostrazione dal vivo condotta da Tiberiu Baraboi, CEO di Expertware e coordinatore del progetto. La dimostrazione ha presentato i componenti sviluppati all’interno della piattaforma, oltre a strumenti per valutare la maturità in cybersicurezza rispetto ai requisiti della NIS2.

La dimostrazione ha inoltre evidenziato come le capacità sviluppate attraverso SIEMBIOT aiutino a trasformare i dati raccolti in informazioni rilevanti per identificare e gestire le minacce. Monitoraggio continuo, analisi e triage degli alert, registrazione degli eventi, identificazione delle vulnerabilità e test di sicurezza offrono alle organizzazioni una visione più ampia della propria infrastruttura e consentono di comprendere un evento abbastanza rapidamente da poter agire.

SIEMBIOT in azione

La conferenza è stata aperta da Luca Tagliaretti, Direttore Esecutivo del Centro europeo di competenza per la cybersicurezza (ECCC), che si è congratulato con il consorzio SIEMBIOT per i risultati ottenuti e ha portato una prospettiva europea sugli investimenti in cybersicurezza, sull’innovazione e sullo sviluppo di capacità sostenibili. Ha inoltre evidenziato nuove opportunità di finanziamento e i prossimi bandi europei nel settore della cybersicurezza.

Resilienza significa continuità operativa

La prima tavola rotonda, “From Cyber Intelligence to Cyber Policy”, ha riunito Andi Mihai (DNSC), Raluca Anton (Deloitte), Alexandru Georgescu (ICI Bucharest), Ioana Manea (Cyber Arena), Alexandru Șerbănescu (ELI-NP) e Viorel Manole (PATROMIL) per un confronto su politiche, competenze, ricerca e responsabilità organizzativa.

Una delle principali conclusioni è che la ciberresilienza non va confusa con la sola conformità. Un audit superato con successo non dimostra automaticamente che un’organizzazione possa continuare a operare durante un incidente.

La domanda rilevante è pratica: se un attacco avviene domenica sera, i servizi essenziali potranno ancora essere erogati lunedì mattina?

Per rispondere a questa domanda, le organizzazioni devono sapere quali sistemi sono critici, quanta perdita possono tollerare e con quale rapidità tali sistemi devono essere ripristinati. Backup, piani di risposta e meccanismi di ripristino devono essere testati regolarmente, non solo prima di un audit o dopo che si è verificato un incidente.

Resilienza significa continuità operativa
Più dati non significano automaticamente più sicurezza

Più dati non significano automaticamente più sicurezza

La seconda tavola rotonda, “Cyber Resilience in the Real World”, ha riunito Tudor Cristea (CrowdStrike), Corina Vasile (ANIS), Gerald Dincă (Sanador), Florin Pană (Vodafone), Tiberiu Baraboi (Expertware) e Alexandru Vîlcu (HPE), concentrandosi sulla realtà operativa della cybersicurezza.

Il volume di dati e di alert continua a crescere, ma la sfida sta nell’individuare le informazioni che contano e nel farle arrivare a chi deve agire. Allo stesso tempo, gli attacchi si sviluppano più rapidamente, riducendo il tempo disponibile per rilevamento e risposta.

Cloud, IA e uso di credenziali valide stanno rendendo sempre più sfumato il confine tradizionale tra interno ed esterno di un’organizzazione. In questo contesto, identità, accessi e monitoraggio comportamentale sono componenti sempre più importanti della sicurezza.

La tecnologia da sola, tuttavia, non crea resilienza. Uno strumento di sicurezza deve essere configurato correttamente, monitorato e integrato in processi efficaci, mentre un backup è utile solo se i dati possono essere effettivamente ripristinati quando serve. Lo stesso principio vale per la conformità: la sicurezza non può essere valutata una sola volta e poi considerata risolta.

Requisiti come quelli introdotti dalla NIS2 richiedono un approccio continuo, in cui inventari degli asset, vulnerabilità, rischi e controlli vengono monitorati e rivalutati man mano che infrastruttura e minacce evolvono.

Al di là dei processi interni, la resilienza dipende anche dalla capacità delle organizzazioni di imparare le une dalle altre. La conferenza ha sottolineato l’importanza di condividere informazioni su incidenti e anomalie, in particolare in un contesto in cui le organizzazioni usano spesso le stesse tecnologie e affrontano minacce simili. L’esperienza maturata da un incidente può quindi diventare una preziosa fonte di apprendimento per l’intera comunità.

SIEMBIOT prosegue oltre il progetto

SIEMBIOT prosegue oltre il progetto

La conferenza di chiusura segna il completamento di una fase, ma le sfide che hanno dato origine a SIEMBIOT rimangono.

Nei tre anni di attuazione, la DNSC ha contribuito allo sviluppo del progetto con la propria competenza e prospettiva istituzionale, nonché con attività di sensibilizzazione, formazione e rafforzamento delle capacità in materia di cybersicurezza. La Direzione Nazionale rumena per la Sicurezza Informatica è l’autorità pubblica nazionale competente per lo spazio cibernetico civile della Romania, con responsabilità che includono la gestione dei rischi e degli incidenti informatici.

Expertware ha messo a disposizione l’esperienza maturata in oltre 20 anni di attività in IT e cybersicurezza, sviluppo tecnologico e progetti europei di ricerca e innovazione. L’azienda vanta un portafoglio internazionale e un’esperienza in progetti e ambienti complessi, tra cui infrastrutture critiche e organizzazioni con elevati requisiti di sicurezza e resilienza.

Ripensando a tre anni di sviluppo e ai risultati del progetto, Tiberiu Baraboi, CEO di Expertware, ha riassunto ciò che SIEMBIOT ha rappresentato per il team:

“SIEMBIOT è un sogno che si avvera. Un’azienda della Romania può ottenere grandi risultati. Vogliamo mettere in sicurezza l’IA, e vogliamo che tra dieci anni Lei senta parlare di Expertware, ovunque si trovi nel mondo.”

SIEMBIOT sta concludendo il proprio periodo di attuazione come progetto europeo, ma la tecnologia, le competenze e le collaborazioni sviluppate entrano in una nuova fase. I prossimi passi puntano a consolidare i risultati raggiunti, sviluppare ulteriormente la piattaforma e stabilire nuove collaborazioni nell’ecosistema nazionale ed europeo della cybersicurezza. La registrazione completa della SIEMBIOT Closing Conference è disponibile su YouTube e può essere consultata qui.

Gli attacchi diventano più rapidi, le infrastrutture più complesse e le organizzazioni devono gestire volumi di informazioni sempre maggiori. In questo contesto, la resilienza non si misura dal numero di strumenti implementati o dai requisiti spuntati durante un audit, ma dalla capacità di capire che cosa sta accadendo, rispondere in tempo e continuare a operare quando qualcosa di critico smette di funzionare.

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