Identità e accessi

Chi ha accesso alla Sua organizzazione?

Identità e accessi
Un’identità compromessa può aprire più porte di una vulnerabilità

Ogni organizzazione ha decine, centinaia o addirittura migliaia di identità digitali. Dipendenti, amministratori, fornitori esterni, applicazioni e servizi automatizzati usano ogni giorno account per accedere a sistemi e dati. Ciascuna di queste identità rappresenta un punto di ingresso nell’infrastruttura dell’organizzazione.

La sfida non è il numero di identità. Comincia quando l’organizzazione non sa più chi ha accesso, quali permessi ha ciascun utente e se tali permessi sono ancora giustificati.

Un’identità compromessa può aprire più porte di una vulnerabilità

Si pensi a un ex dipendente il cui account non è mai stato disattivato, o a un fornitore esterno che ha ancora accesso a sistemi critici dopo la fine di un progetto. Situazioni come queste possono passare inosservate per mesi e finire per diventare punti di ingresso per un incidente di sicurezza.

Per un attaccante, compromettere un’identità è spesso più semplice ed efficace che sfruttare una vulnerabilità tecnica. Un account legittimo offre accesso diretto alle risorse dell’organizzazione e permette all’attività malevola di confondersi con il normale comportamento degli utenti senza destare subito sospetti. Per questo le identità sono diventate uno dei principali bersagli degli attacchi informatici.

Quando un’organizzazione perde il controllo sulle proprie identità, perde anche il controllo sugli accessi alla propria infrastruttura. Senza tale controllo, l’efficacia delle altre misure di sicurezza si riduce in modo significativo. Per questo la gestione di identità e accessi rappresenta il primo elemento costitutivo della ciberresilienza.

Gli accessi vanno gestiti, non dati per scontati

Concedere l’accesso è solo l’inizio. Se i diritti di accesso non vengono riesaminati regolarmente, tendono ad accumularsi nel tempo, fornendo agli utenti più autorizzazioni di quelle effettivamente necessarie.

Ogni autorizzazione non necessaria amplia la superficie di attacco dell’organizzazione. L’obiettivo non è limitare l’accesso, ma garantire che la persona giusta abbia l’accesso giusto al momento giusto.

Questo processo è gestito tramite la gestione delle identità e degli accessi (IAM): l’insieme di policy, processi e tecnologie che consentono a un’organizzazione di gestire le identità digitali e controllare l’accesso alle proprie risorse.

Un programma IAM maturo copre l’intero ciclo di vita delle identità e include capacità come l’autenticazione tramite autenticazione a più fattori (MFA) e accesso condizionale, l’autorizzazione tramite controllo degli accessi basato sui ruoli (RBAC) e il principio del privilegio minimo, la gestione del ciclo di vita delle identità e l’assegnazione temporanea di permessi elevati tramite accesso Just-in-Time.

Per gli account con privilegi elevati, la gestione degli accessi privilegiati (PAM) offre un ulteriore livello di controllo. Come componente dell’IAM, il PAM è pensato per amministratori e altri utenti privilegiati e applica controlli rafforzati sul modo in cui l’accesso privilegiato viene concesso, utilizzato e monitorato.

Nel loro insieme, queste capacità riflettono la maturità di un programma IAM. Consentono alle organizzazioni di controllare chi ha accesso a quali risorse, ridurre il rischio di accessi non autorizzati e dimostrare governance, responsabilità e tracciabilità delle identità digitali: capacità essenziali anche per soddisfare i requisiti della Direttiva NIS2.

Tutti questi meccanismi confluiscono nel modello di sicurezza Zero Trust, basato su un principio semplice: nessun utente o dispositivo è considerato attendibile per impostazione predefinita. Ogni richiesta di accesso viene verificata in modo continuo in base a identità, contesto e rischio, indipendentemente dal fatto che provenga dall’interno o dall’esterno dell’organizzazione.

Un’organizzazione resiliente non si limita a consentire agli utenti di autenticarsi. Fa in modo che ogni diritto di accesso sia giustificato, documentato e riesaminato regolarmente. Questo contribuisce a ridurre il rischio di permessi eccessivi e account dimenticati prima che possano essere sfruttati.

La gestione delle identità non è un progetto una tantum che termina con il rilascio di una soluzione. È un processo continuo che deve adattarsi costantemente ai cambiamenti dell’organizzazione, garantendo che ogni utente mantenga solo l’accesso richiesto dal proprio ruolo.

Se il primo anello della catena è debole, l’intera strategia di ciberresilienza diventa vulnerabile.

Il controllo degli accessi fa la differenza durante un incidente

Il controllo degli accessi fa la differenza durante un incidente

Quando si verifica un incidente di sicurezza, il tempo diventa una delle risorse più preziose dell’organizzazione. I team di sicurezza devono stabilire rapidamente se si tratti di un utente legittimo, di un account compromesso o di un uso insolito di privilegi esistenti.

Se l’organizzazione non è in grado di rispondere subito alla domanda “Chi sta effettuando l’accesso e a che cosa può accedere?”, le indagini sugli incidenti richiedono più tempo e l’impatto operativo aumenta.

Per rispondere a queste domande in modo efficiente, le organizzazioni hanno bisogno di una visibilità centralizzata sugli eventi di autenticazione e sui diritti di accesso. SIEMBIOT, sviluppato da Expertware in partenariato con la Direzione Nazionale rumena per la Sicurezza Informatica (DNSC), correla gli eventi provenienti dai sistemi di infrastruttura e di identità. Ciò consente agli analisti SOC di individuare accessi sospetti e attività insolite degli account privilegiati e di comprendere il contesto di un incidente prima che si propaghi ad altri sistemi.

L’obiettivo non è semplicemente bloccare gli accessi non autorizzati. È ridurre il tempo necessario per rilevare, indagare e contenere un incidente di sicurezza.

Un programma IAM ben progettato non può prevenire ogni attacco informatico. Ciò che può fare è limitare fin dove può spingersi un attaccante dopo aver compromesso un’identità, riducendo la probabilità di movimento laterale verso altri sistemi e risorse critici.

Domande frequenti

Che cos’è la gestione delle identità e degli accessi (IAM)?

La gestione delle identità e degli accessi (IAM) è l’insieme di policy, processi e tecnologie che le organizzazioni utilizzano per gestire le identità digitali e controllare l’accesso degli utenti a sistemi e dati lungo l’intero ciclo di vita delle identità.

Che cos’è la gestione degli accessi privilegiati (PAM)?

Il PAM è un componente specializzato dell’IAM progettato per proteggere gli account privilegiati. Controlla e monitora l’accesso degli amministratori e di altri account con privilegi elevati, riducendo il rischio di utilizzo non autorizzato.

Che cos’è il modello Zero Trust?

Lo Zero Trust è un modello di sicurezza che parte dal presupposto che nessun utente o dispositivo debba essere considerato attendibile per impostazione predefinita. Ogni richiesta di accesso viene verificata in modo continuo sulla base di identità, contesto e rischio.

L’autenticazione a più fattori (MFA) è sufficiente?

No. La MFA riduce in modo significativo il rischio di account compromessi, ma deve essere combinata con policy IAM, RBAC, revisioni periodiche degli accessi e monitoraggio continuo delle attività sospette.

Che cos’è il principio del privilegio minimo?

Il principio del privilegio minimo garantisce che ogni utente riceva solo i permessi minimi necessari per svolgere il proprio lavoro. Questo limita il potenziale impatto in caso di compromissione di un account.

Perché i diritti di accesso devono essere riesaminati regolarmente?

Ruoli e responsabilità degli utenti cambiano nel tempo. Le revisioni periodiche degli accessi aiutano a rimuovere i permessi non più necessari e a ridurre il rischio rappresentato da account dimenticati o diritti di accesso superflui.

La gestione di identità e accessi è il fondamento di un’organizzazione resiliente. Quando un’organizzazione sa chi ha accesso, quali permessi detiene ciascun utente e riesce a individuare rapidamente attività insolite, il tempo necessario per rilevare gli incidenti e rispondere si riduce in modo significativo.

La ciberresilienza non inizia quando viene rilevato un incidente. Inizia quando un’organizzazione sa chi ha accesso alla propria infrastruttura e può controllare tale accesso in qualsiasi momento. La gestione di identità e accessi è il primo anello della catena della ciberresilienza.

Questa base si costruisce con un programma maturo di gestione delle identità e degli accessi (IAM) che riunisce autenticazione (MFA), autorizzazione (RBAC e principio del privilegio minimo), gestione del ciclo di vita delle identità, accesso Just-in-Time, protezione degli account privilegiati tramite PAM e i principi della Zero Trust. Nel loro insieme, queste capacità riducono la superficie di attacco e limitano la propagazione degli incidenti di sicurezza nell’infrastruttura dell’organizzazione.

Per capire come identità e accessi si inseriscano in una strategia di ciberresilienza, Le consigliamo di leggere l’articolo introduttivo della serie: “Cyber resilience: perché la protezione non basta più.”

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